lunedì 30 aprile 2018

ISLANDA ultimi ritocchi

PREDISPOSIZIONI PER L'ARRIVO

Come in tutti i miei viaggi conto di stare in economia, soprattutto in Islanda dove i prezzi sono folli e la permanenza sarà lunga, per riuscire a percorrere la maggior parte degli itinerari interessanti.

Questo il logo prescelto per il tour, ha minor impatto cromatico degli altri ma è più immediato come interpretazione d'insieme.


Ho deciso di sospendere il serbatoio del fornello sotto al telaio per evitare di contaminare cibo e vestiti con la puzza di benzina, ma non avendo attacchi portaborracce inferiori ho risolto col solito fai da te, proteggendo anche la bottiglia d'alluminio con un guscio di PET (ex bottiglia di acqua minerale).

 




Dall'ultimo post c'è stato un po' di progresso, intanto ho scoperto che tutto l'abbigliamento e le riserve alimentari per i giorni in lande deserte non mi sarebbero stati nelle borse da bikepacking.
Ho quindi deciso per un allestimento promiscuo che aggiunge portapacchi posteriore Tubus e una coppia di borse Ortlieb (25l in totale, quelle che generalmente vengono montate anteriormente) e sopra al portapacchi un rotolo/zaino sempre Ortlieb che mi fa anche da bagaglio in cabina sull'aereo.



La bici è smontata nel cartone insieme alla più parte dell'equipaggiamento, ho scoperto anche che non riesco a stare nei pesi previsti col bagaglio da stiva, pagherò il sovraccarico.





Da ultimo, ed eccoci al titolo del post, sistemazione iniziale
Inizialmente la ricerca si è orientata su WarmShowers e su CouchSurfing, ma l'esito non è stato positivo, complice il fatto che arrivando la sera, e soprattutto SABATO sera la gente ha altro da fare che aspettare me a casa. Mi occorreva un posto vicino, probabilmente se avessi cercato a Reykjavik sarebbe stato più facile.

Avevo quasi pensato di montare direttamente la bici dopo l'arrivo, c'è un box in aeroporto adibito a questa funzione, e partire dopo qualche ora di riposo, ma non so se il locale viene chiuso la notte, così mi sono affidato a Booking.com che mi ha trovato una sistemazione in un ostello direttamente a Keflavik (il villaggio dietro l'aeroporto) ad un prezzo strabiliante.
La doccia fredda è venuta alla richiesta di poter lasciare presso di loro il cartone d'imballaggio della bici, risposta: "Nessun problema, accettiamo in deposito il materiale a 4€ al giorno", replico: "non scherziamo, mi costerebbe 150€ tenere un cartone di nessun valore!!!" - replica: "Purtroppo i prezzi sono questi, ma c'è un limite di prezzo, oltre i dieci giorni il prezzo si arresta" - Hurrà! finalmente un colpo di fortuna!
Prenoto anche la navetta per raggiungere il The Base e la notte prima del ritorno, sono così alla conclusione delle operazioni preliminari, ora non resta che partire e fare campeggio libero il più possibile, sperando nella clemenza del clima.

sabato 7 aprile 2018

AGGIORNAMENTO OBBIETTIVO ISLANDA

REVISIONE PROGETTO DI CARICO

AIUTO!!! NON MI STA IL MATERIALE NELLE BORSE!!!

Ho architettato un'idea di viaggio bikepacking sulla scia delle mie uscite precedenti, due brevi da una settimana e due lunghe da oltre un mese e mezzo.

Non ho, però, valutato con la dovuta attenzione la lunghezza delle tappe in autosufficienza in funzione delle necessità di abbigliamento ed equipaggiamento necessarie in un clima variabile ed estremo come quello islandese.
Il fatto di viaggiare in primavera accentua enormemente le possibilità di incontrare la neve.
Se fa caldo al limite pedali in mutande, ma se piove a lungo con clima rigido o fa molto freddo e nevica non puoi inventare nulla, devi avere roba calda e asciutta da indossare.

Due rapidi conti con l'elenco del materiale mi dicono che non ho volume a sufficienza per fronteggiare possibili tratte da 4 o 5 giorni con bagaglio cibo e beveraggi stivati nelle borse.

Non mi resta che affrontare il viaggio in configurazione combinata bikepacking + Ortlieb posteriori da 25l, comprate al volo on line e agganciate al portapacchi posteriore Tubus che in origine la Teresa (la mia bici) aveva installato.

Le borse, rosse e nere come la bici, sono arrivate a razzo, evviva i venditori seri, innestate le boccole antifrizione da 10 mm sugli agganci superiori e registrato sul telaio del portapacchi l'aggancio inferiore a levetta eccole pronte a lavorare, 4 viti e sono in posizione.



Il set è compatibile col resto delle borse, con la saddlebag che rimane al di sopra, pur caricando ulteriormente la bici.

Fornello msr whisperlite international
Pensavo di dotare la bici di un portaborraccia per bottiglie da 1,5l posizionata sotto il telaio, purtroppo la bici non ha gli attacchi filettati.
Ho deciso, in linea con la filosofia del "fai da te tutto ciò che puoi", di cucire il contenitore in fettucce di nylon e rete sospendendolo con degli strap, ha le dimensioni per contenere una bottiglia grande d'acqua.


Leggendo sui racconti di altri viaggiatori le problematiche di puzza di benzina emanata dalla bottiglia/serbatoio del fornello msr whisperlite international, mi sono allineato al loro comportamento ed utilizzerò il sottotelaio per trasportarlo.

Il fatto di avere il contenitore di alluminio della benzina esposto alle pietre, fango e agli agenti atmosferici mi ha fatto riflettere, trovo necessario proteggerlo, soprattutto il complesso pompa/erogatore in plastica che è decisamente più delicato. Può essere svitato e sostituito con un tappo durante il trasporto, ma significa sporcarsi le mani ed avere un altro componente che puzza di benzina da stivare.
La soluzione è venuta da una bottiglia dell'acqua minerale, tagliata e riscaldata dolcemente sul fornello di casa dopo averci introdotto la bottiglia d'alluminio si restringe diventando una "calza protettiva", un'altra  bottiglia posata come coperchio e trattata nello stesso modo è diventata un a protezione sigillata per li complesso pompa.


Adesso il contenitore può essere trasportato nell'ambiente più ostile senza imbrattare o danneggiare le parti sensibili, inserito nel portaborracce è pronto per l'utilizzo.


La scorta idrica che ha perso il posto potrà eventualmente finire sul portapacchi o nelle borse.

Il grande problema adesso è limare il carico per l'aereo, avendo a disposizione 23kg di valigia e 8kg di borsa da cabina. Temo che dovrò viaggiare con il piumino addosso e le tasche piene di cose pesanti, tipo power bank e affini. 
Mi guarderanno come un alieno...almeno in Italia, ma non c'è scelta, portapacchi e borse da soli pesano 4kg, se ne va la piccola scorta di viveri che immaginavo di portare, ahimè.

Ho pesato tutto fino alla forchetta di plastica e l'accendino, adesso si seleziona per entrare nei pesi.

Nel prossimo post vi dirò cosa devo lasciare a casa oltre alle mutande e altri inutili accessori invisibili. :-)

venerdì 23 marzo 2018

Se...se...se...magari ci riesco in ISLANDA

ISLANDA 2018 PROGRAMMA DI MASSIMA


Tanti se condizionano pesantemente la realizzazione del programma di viaggio che ho steso.
Più approfondisco la documentazione e più emergono difficoltà, soprattutto di ordine meteorologico e climatologico.
Se la bici arriverà insieme a me a Rejkyavik ed integra (primo viaggio con bici spedita in aereo) già sarò a buon punto;
se non ci sarà troppo vento contrario riuscirò a percorrere i 120km/giorno che mi sono proposto di coprire;
se non pioverà/nevicherà esageratamente anche le strade sterrate all'interno saranno aperte e percorribili, anche se il dubbio è al quadrato perché l'anno scorso sono state aperte dopo la metà di giugno e...io arrivo ad affrontarle almeno una settimana prima, nonostante abbia ritardato al massimo;
se, e qui siamo nel campo di un qualunque viaggio, non romperò gravemente la bici non subirò consistenti ritardi...
...ma ho impiantato tutto e quindi in generale sono ottimista, inguaribilmente ottimista.

Ci sono anche certezze, ho già un logo per la nuova uscita, veramente sono tre, devo decidere quale adottare, ma per questo c'è ancora tempo e, siccome sarà un portafortuna, sarà la famiglia a deciderlo, visto che per l'ennesima volta mi permettono di giocare al vagabondo.
























Devo prendere il coraggio di fare letteralmente a pezzi la bici per realizzare una borsa che contenga tutti i pezzi più le borse da bikepacking ed il loro contenuto.

Volo con Scandinavian che fa uno scalo intermedio, compreso nel biglietto c'è un bagaglio da stiva di 23kg e uno da cabina di 8kg, spero di riuscire a fare rientrare tutto nei pesi e nei volumi. 
Ho scelto un volo che è lontano dai più economici come prezzo, ma offre qualche certezza in più di regolarità dei collegamenti (l'ultima volta con Berliner ho subito 4 variazioni e una cancellazione del volo intercontinentale 12 ore prima del decollo, insomma, ansia continua ), di tempistica allo scalo intermedio e in più è già compreso un bagaglio in stiva.

Il materiale è quasi tutto pronto, tranne qualche dettaglio di poco conto.

L'allenamento procede a singhiozzo a causa del meteo che alterna giorni primaverili a giorni...islandesi, onestamente non mi va di uscire con la pioggia, mi basta essere allenato al movimento, alla sofferenza mi alleno durante il viaggio. Ancora non sono riuscito a mettere in cantiere regolari uscite da oltre 100km e non ho ancora caricato la bici, vado quasi a secco.

La configurazione di carico sarà la solita: rotolo frontale e tasca sopra, anything cages sugli steli forcella, frame, fuel e seat pack, tre borracce, due sul manubrio e una sotto il telaio e un camel sulla schiena (speriamo mi stia tutto).


L'attesa logora, continui a documentarti, leggere, acquisire informazioni e ti pare che manchi sempre qualcosa, alla fine quando non ti resta tempo  se ne vanno anche i pensieri. Butti tutto insieme e al diavolo, se manca qualcosa ci pensi al momento.

giovedì 15 marzo 2018

Preparazione viaggio in ISLANDA

VIAGGIO DI PRIMAVERA



Da un po' non appare un nuovo post, è ora di porvi rimedio.
Pensavo di iniziare una traversata  americana ma per una serie di problemi non mi è stato possibile  programmare la tratta nord Alaska Canada e West Coast. 
Ormai in ritardo mi si è aperto uno spiraglio che ho pensato di riempire con uno dei sogni che affolla il mio cassetto. 
Mi sono detto: "Visto che vuoi andare al freddo per il lungo viaggio, perché non approfittare dell'Islanda come test propedeutico ai problemi dell'Alaska?".
Era un viaggio che mi sarebbe piaciuto fare  da tempo e quindi perché non ora.
Stavo da tempo acquisendo tutto il materiale per un viaggio al freddo, alcune delle mie dotazioni non erano adatte al vento forte e condizioni estreme, ho cercato tra i blog dei viaggiatori e tra Marmot, Hubba e Ferrino ho avuto la fortuna di trovare una tendina monoposto da spedizione d'occasione ma praticamente nuova, una Ferrino Emperor 1. 

 

E' una 4 stagioni dalle dimensioni un po' più confortevoli della Lightent 1 che utilizzo abitualmente, l'interno invece di essere zanzariera è di nylon e soprattutto è autoportante, cosa che permette di evitare i picchetti se non servono.
Le dimensioni consentono di stare seduto dentro e stivare un po' di materiale se piove.


Anche il fornello bio che brucia legnetti e produce corrente da una presa USB non è adatto ad un deserto del Nord dove non c'è vegetazione, così sono passato ad un MSR whisperlight international che può essere alimentato a gas, benzina e kerosene e permette di trovare il combustibile pressoché ovunque.


L'ansia ti avvolge ogni volta che progetti qualcosa di nuovo, non paura, perché se hai già viaggiato sei piuttosto temprato e abituato alle problematiche che si presentano, piuttosto legata alla preparazione, il bagaglio, il vestiario, le informazioni, il trasporto del mezzo (che nel mio caso è una novità). In effetti impacchettare la bici e spedirla come bagaglio di stiva è probabilmente la cosa che mi assilla di più, riesco a stare nel peso con i bagagli?, arriva intera dopo la cura che hanno in aeroporto dei bagagli? ma soprattutto arriva???  non è raro che un viaggiatore si trovi nudo dall'altra parte del mondo e la sua valigia sia finita agli antipodi.

...e poi leggi, leggi, leggi, siti, blog, guide, consigli, cartografia, percorsi, campeggi, cose da vedere, cose da fare, come tenere i contatti, come ricaricare le batterie nei periodi lontano dal mondo, trovare acqua da bere a sufficienza, caricare provviste, insomma chi è avvezzo al problema sa di cosa parlo, chi non lo è si sta facendo un'idea.

In anni di vita completamente programmata per necessità di lavoro ho acquisito un atteggiamento che cerca di organizzare e prevedere tutto, ma, arrivato alla nausea, ho abbandonato questo approccio avvicinandomi al turismo in bicicletta. Ultimamente lascio al caso quasi tutto ciò che riguarda le percorrenze, la logistica e anche il percorso è di massima, soggetto a variazioni senza problema....Ahhh che libertà!!

Certo almeno la preparazione del mezzo e dei bagagli richiede tempo e programmazione, ma senz'ansia, parto e poi il tempo meteo, l'orografia del terreno, il richiamo di un percorso piuttosto che un altro e le mie condizioni fisiche decidono come, quanto e dove per ogni giornata del viaggio.

Questa volta sarà un pochino differente, anche se potrò più o meno decidere arbitrariamente la durata delle tappe (conto di percorrere un centinaio di km al giorno) non potrò permettermi di vagare dove mi pare. La programmazione nei confronti del carico idrico e alimentare dovrà essere più seria, sarò costretto a consultare le previsioni meteo ogni giorno, le strade percorribili in ISLANDA nel periodo che ho scelto non sono molte, la RING Road, che è più o meno il periplo dell'isola, e un paio di attraversate interne, che ho scoperto potrei avere difficoltà a percorrere in quanto sono in anticipo sul periodo d'apertura delle strade o molto al limite.

La terra estrema richiede più preparazione, quindi qualche paura è più che lecita, capita sempre di trovarti di fronte a qualche problema che non avevi considerato o che non conoscevi, ma trovo che la bellezza ed il fascino di un certo tipo di viaggi risieda anche in questo. Misurarsi con la risoluzione estemporanea di problematiche mai accarezzate, inventarsi sempre qualcosa di risolutivo o che permetta di rappezzare la situazione e continuare, ecco che la parte fisica diventa quasi secondaria, dico quasi perché in un paese temperato se sei allenato non hai grandi problemi.


Qui tutto è differente, ti avvisano che anche d'estate si possono verificare condizioni di vento impossibili, tempeste di neve o bufere di sabbia all'interno dove per chilometri non c'è uno straccio di riparo o di abitazione, torrenti da guadare e... sicuramente viene da chiedersi:"Ma chi te lo fa fare? la costa del Portogallo è più comoda". Vero, ma è la curiosità nei confronti di nuovi panorami e nuove terre, la sfida a cui ogni appassionato di viaggi non riesce a sottrarsi, lasciare la noia del quotidiano per soddisfare la brama dei sensi, accarezzare con gli occhi nuovi scenari, incontrare nuove persone e consuetudini, cibi differenti, profumi, colori, spettacoli della natura a cui non sei abituato, sfidare gli imprevisti, lottare con te stesso per raggiungere un obbiettivo... ancora una volta chi ha questo fuoco dentro di sé sa di cosa parlo ma soprattutto è in grado di comprendere. 

Suggerisco a chi non comprende, nel senso che non farebbe mai certe cose perché scomode, di provare almeno una volta qualcosa di fuori dagli schemi abituali, qualcosa di morbido per provare, potrebbe scoprire un nuovo sé stesso che non conosceva ed appassionarsi allo "stress del fai da te".


Insomma sono in piena frenesia di preparazione, ieri ho finito di cucire una borsa da telaio su misura per la gravel con cui viaggerò, sin ora ho utilizzato quella che avevo preparato per la MTB, ma risulta un po' piccola così ho approfittato per guadagnare un po' di volume, i viaggi al freddo richiedono più equipaggiamento.


Ho montato e ormai a lungo testato un cambio Rohloff, è interno al mozzo della ruota e ha 14 rapporti, è completamente stagno e come un cambio automobilistico prevede il cambio olio ogni 5000 km, la cosa che trovo molto pratica è la trasmissione che è come una single speed consentendo alla catena una vita più lunga, per contro pesa di più ed ha una leggera resistenza dovendo trascinare gli ingranaggi. Penso che il fatto di avere il movimento al riparo da polvere e fango ripaghi il peso che per un cacciatore di record non è interessante, ma se viaggi stracarico non cambia nulla.


Per ora chiudo il post, lasciandovi col dubbio del percorso, una cartina con l'itinerario che intendo percorrere sarà nella prossima uscita.

martedì 9 gennaio 2018

Marocco e Sahara Occidentale 29 Genova - casa

Domenica 19 novembre 2017.   Giorno 29
Genova - casa

Mi alzo alle sette mentre stanno strombazzando attraverso l’altoparlante che lo sbarco avverrà alle otto. Preparo tutti vestiti, mi sistemo e chiacchiero un po’ con il tale che dorme sopra di me, anche lui pensa che Jimmy dice un sacco di baggianate trincerandosi dietro principi pseudo religiosi religiosi e comportamenti opposti. Lui è uno che parla poco ma si capisce che è un brav’uomo.
Ho già addosso buona parte dei vestiti per il viaggio, ma non ancora il gore-tex, mi sposto al bar al centro del ponte 6, divanetti comodi ma mai frequentato per il freddo glaciale, punto di raccolta per chi ha il mezzo al garage D.
Mentre sorseggio la colazione chiacchiero con Edo (XT 660 ticinese), poi con Nico(KTM 640 adv la più carica mai vista, di Stoccarda) che ha girato per due mesi facendo base qua e là dove lasciava i bagagli per visitare, con Michele (tenerè 660 svizzero) finché l’altoparlante chiama l’uscita.
In garage ritrovo tutti i motociclisti con i quali ho passato del tempo in nave, i romagnoli Raphael ed Alessandro, Franz l’altoatesino, non ricordo il nome dell’ harleista del Cadore, i polacchi, il gigante spagnolo, tutti presi a slegare le moto e caricare il bagaglio da cabina.
Stringo le cinghie del portapacchi, passaporto a portata in un elastico del road-book e mi accodo ai mezzi giù per la rampa della nave. Come al solito controlli zero agli italiani e sono di nuovo in patria contento come un bambino a Natale, torno a casa.
Ultima sosta in uno slargo a mettere le calorette (bustine chimiche che sviluppano calore) negli stivali e nei guanti, passamontagna sottocasco, goretex sotto la giacca e una serie di altri accessori per scaldarmi che mi tramutano in un palombaro. Mi sfilano a fianco gli altri motociclisti salutando, finalmente, a fatica, riesco ad inforcare la sella e parto verso il casello dell’autostrada, sono le nove di mattina e i fanali funzionano.
Mi aleggia nella mente una lieve preoccupazione per la targa fotocopiata e ridotta, che appiccicata sul parafango posteriore, fa sembrare la moto un ciclomotore ultra obeso. Questo oltraggio al codice della strada vale multa e ritiro dei documenti ma, mi dico, piuttosto che perdere la targa come è già successo, o spezzarla, “tanto non mi hanno mai fermato!” 
Salgo l’Appennino con l’asfalto ancora umido per la notte e piano piano mi raffreddo, ma non da piangere. Ho deciso di lasciare l’autostrada in pianura per accorciare, tanto vado piano.
Lupus in fabula vedo lontano davanti a me dei lampeggianti blu che entrano in un’area di sosta. Passo accanto alla volante della polizia e spero che non mi raggiungano, sono a pochi km dall’uscita.
A 4 km dal casello di Tortona, 90 km ora dietro un camion per ripararmi un po’ dal vento ecco comparire i lampeggianti negli specchietti, ho anche la luce posteriore morta. Mi si fanno sotto e rimangono dietro di me per qualche minuto, sudo copiosamente, eccoli uscire in sorpasso e sfilarmi accanto come in un film al rallentatore, mi guardano, li guardo da dietro il casco e gli occhialoni. Si infilano tra me ed il camion forzando piano piano per farsi spazio ...ecco, ci siamo!
Restano lì senza indicarmi nulla, ma cominciano a rallentare debolmente fino ad arrivare a 75, sono combattuto ma visto che non mi segnalano di accostare li risorpasso, senza freccia, non avendola installata. Ancora una volta ci guardiamo mentre vado via dolcemente, rientro in corsia e mi rimetto a 90 attendendo sviluppi con la testa incassata tra le spalle pronto al peggio.
Non succede nulla per un paio di minuti, poi ripartono in sorpasso, sono rassegnato quando inaspettatamente mi rendo conto che si allontanano e se ne vanno. Sono stato graziato da un verbale decisamente salato, sarà stata la bontà della poliziotta accanto al guidatore, sarà stata la pigrizia di fermarsi e abbandonare il tepore dell’auto per una seduta di freddo polare a scrivere la contravvenzione... boh! non è dato di sapere, ma ho un motivo di gioia in più oggi.
Esco dall’autostrada e mi fermo a telefonare a casa per aggiornamenti sull’arrivo, mi passa accanto Nico cui avevo parlato delle calorette, probabilmente va alla Decathlon a fare scorta, gli serviranno sulle Alpi.
Una settantina di km sulla statale sperando di evitare ulteriori incontri con le forze dell’ordine e sono a casa, altro viaggio concluso senza problemi.
Alla prossima.

Oggi 135 km 
Totale 2856 km di piste, 1243 d’asfalto in moto e 1700 km in auto 

lunedì 8 gennaio 2018

Marocco e Sahara Occidentale 28 nave

Venerdì 17 Novembre 2017          Giorno 28
Barcellona - mare

Siamo a Barcellona verso le 10 e c’è un bel sole. 
Oggi Jimmy mi ha fatto due palle così, si dimostra un tuttologo depositario di tutte le verità, ha il perché e la risposta di ogni cosa, ripete cose che sembra aver imparato a memoria, stufo di farmi catechizzare da sto fenomeno mi sgancio con una scusa.
Decisamente più stimolante parlare con Michele, tenerè 660, responsabile del turismo di Locarno che è stato inviato quattro anni a Los Angeles e mi racconta la sua esperienza californiana.
Non ricordo il nome del ristoratore di Bologna, cagiva elefant 900, che gestisce un rifugio sull’Appennino vicino al Corno alle Scale che ricordo bene per un soccorso piuttosto impegnativo.
Svegli più tardi arrivano anche Raphael, bmw gs1200 e Alessandro, ktm 950s (i romagnoli) e il pomeriggio vola tra storie di kite-surf, Caraibi, Capo Verde, droni, filmati , software, meccanica e gli argomenti più disparati.  Ad un certo punto con un colpo di magia estraggono nachos e salsa piccante che con una birra diventano un aperitivo fantastico.
Il mare agitato rovina la festa disturbando tutti che uno alla volta si ritirano in cabina per sdraiarsi. Rimasto solo e senza malessere attacco la cena avanzando qualcosa per colazione domani.
Tento senza successo di leggere e mi arrendo al sonno.

Oggi nave
Totale sempre lo stesso 

domenica 7 gennaio 2018

Marocco e Sahara Spagnolo 27 Tangeri - Barcellona

Giovedì 16 Novembre 2017          Giorno 27
Tangeri - Barcellona

Sono il secondo ad alzarmi in cabina per cercare di perdere tempo. 
Colazione al bar sul ponte piscina e mattina spesa in chiacchiere un po’ con l’harleysta italiano che vive in Germania, un po’ con i ragazzi romagnoli e un po con Edo il vignaiolo ticinese che abita a Viggiù.
Pranzo con i miei viveri ad nu tavolo del bar e secondo round di conversazione nel pomeriggio, si aggiunge anche Franz uno spilungone di Merano.
I ragazzi romagnoli sono i più interessanti, con un sacco di argomenti diversi e stimolanti, il tempo vola in buona compagnia, in un attimo si fa l’ora di cena.
Anche la sera si sta in compagnia, quest’anno non mi posso lamentare, lo scorso anno non c’erano motociclisti e trovare qualcuno con cui scambiare due parole era un problema.
Sembra che la nave non arriverà a mezzanotte a Genova, ma rallenta, infatti siamo in ritardo su Barcellona e verremo sbarcati la mattina in Italia.
Anche i compagni di Edo, uno svizzero che vive a Lugano e un tedesco di Tubingen si uniscono al gruppo... ed è subito notte.

Oggi nave
Totale sempre quello

sabato 6 gennaio 2018

Marocco e Sahara Occidentale 26 cap Spartel- PortMed Tangeri

Mercoledì 15 novembre 2017                     giorno26
Cap SPARTEL - PORT MED

Notte di paura, ringhi cani attaccati alla tenda, cuore che mi esce dalla gola. L’incubo di svegliarsi di soprassalto una seconda volta alle 5,30 con i cani che abbaiano , ringhiano, si azzuffano saltando contro il telo della tenda. Urlo e sembrano smettere, a parte uno che sento ringhiare a lungo a venti centimetri dalla mia testa, il cuore mi balla la tarantella nel torace, coltello a serramanico aperto poggiato sulla pancia e aspetto leggendo.
Non mi è mai successa una cosa simile nelle mille notti di campeggio libero, guarda un po’ in un campeggio cosa ti capita.
Ormai sono le 8, continuo a sentire una presenza sul lato dei piedi, che fare? con una tenda che ti costringe ad uscire a faccia avanti strisciando? Infilo la giacca da moto e il casco per proteggermi da eventuali morsi e mi azzardo ad uscire.
Un cane simile ad un pastore tedesco, penso del campeggio, dorme placidamente a trenta centimetri dai miei piedi, alza un orecchio, mi guarda e mi trotterella dietro scodinzolando mentre vado in bagno.


Beh, anche questa volta abbiamo portato a casa la pelle illesa. Riflettendo penso che sia lui che combatteva per difendermi da un gruppo di randagioni visti in zona ieri.
Festeggio lo scampato pericolo con una bella colazione al bar.
La mattina scorre con il mio amico peloso accanto che osserva mentre piego, allineo, imbusto, organizzo i miei averi per caricare la moto e tenere da parte le cose calde per il rientro in Italia. Lascio la tenda per contenere tutto fino all’ora di partire.
Ultima incursione al ristorante, un panino monumentale, un insalata e un the alla menta con i pensieri che corrono leggeri sull’orizzonte cullati dal velo di malinconia della nostalgia per la famiglia. La terrazza sul mare, il vociare dei turisti e le strida dei gabbiani sono l’ultimo atto del viaggio.
Torno a caricare i bagagli e verso le tre, roso dall’impazienza di partire, saluto il personale del campeggio e mi avvio con uno zaino di piombo che causa qualche difficoltà a salire in sella.
Piano piano riconquisto un minimo di scioltezza e procedo lungo costa verso il faro. Mi godo per l’ultima volta la vista dei cammelli, le spiagge e le scogliere illuminati fa un sole caldo che lascerò qui e risalgo verso il colle tra le pinete per planare su Tangeri.
Attivo il gps per non dover cercare e mi ritrovo a percorrere la stessa strada dell’andata, in un traffico preoccupante che si dissolve arrivato sul lungomare. Uma distesa di marmo bianco copre i parcheggi sotterranei e parallelepipedi di cristallo, che contengono gli ascensori, dominano il mare a distanza regolare come avveniristiche torri d’avvistamento saracene.
Lasciata la città serpeggio sulla costa col profilo della Spagna oltre il mare alla sinistra, la rocca di Gibilterra di fronte, col suo picco acuto, mi osserva.
Ultima sosta a Ksar Sghir per spendere un chilo di moneta tra frutta e benzina poi mi avvio mesto e in anticipo colossale al porto.
Lascio la moto e vado a fare la carta d’imbarco alla GNV con i soliti avvoltoi che mi planano attorno per spillarmi qualche soldo facendo le pratiche per me.
Cambio le banconote avanzate e procedo verso i controlli di polizia e dogana.
Sono accanto a due ragazzi cechi uno su KTM e uno su Suzuki con frizione rotta.
In dogana mi mettono sulla piattaforma dello scanner accanto aLLa grossa KTM di uno spagnolo, lo scorso viaggio non mi avevano controllato col camion a raggi X.
Finita la sequenza di controlli vado a piazzarmi in testa alla colonna di mezzi pronti per l’imbarco, ancora molto pochi, lascio la moto e mi siedo a leggere al riparo del vento.


Piano piano il molo si riempie, arrivano altre moto di tutti i generi, dalle custom, alle stradali, dalle enduro leggere alle maxi fuoristrada dal peso esagerato, alcuni con un carico smisurato sul povero mulo d’acciaio.
Torno alla moto per bere e comincia la socializzazione con i miei simili italiani, tedeschi, svizzeri, polacchi ecc ecc, si osservano le moto, ci si informa sui percorsi, ci si scambiano impressioni ed esperienze.
Le motociclette sono tutte differenti ed altrettanto lo sono i piloti per fisionomia e gusti, si comincia a conoscersi e la conversazione vira al personale mentre in grande ritardo, con calma olimpica, arriva la nostra nave.
Ci fanno cambiare corsia e finalmente ci imbarchiamo.




Come sempre arrivo per primo nella cabina, mi doccio e mi vesto per andare a fare un giro quando arriva Jimmi un marocchino che vive a Busto Arsizio, chiacchieriamo un po’ e si fa mezzanotte.
Lasciamo perdere il giro, si dorme.

Oggi 60 km
Totale 2856 + 1078 km



giovedì 4 gennaio 2018

Marocco e Sahara Occidentale 25 Cap Spartel

Martedì 14 novembre 2017       giorno 25
Cap Spartel 

Meraviglia, oggi resto in tenda fino alle 8:30, mai successo. Bella giornata, cielo blu e zero vento. 
Sistemo un poco il casino che mi circonda e ammucchio tutto nella tenda/sarcofago, una colazione al bar e parto per una camminata, assalito dall’astinenza di movimento.
Seguo la costa scattando qualche foto, inizialmente diretto al faro, poi decido di proseguire sulla litoranea verso Tangeri.








Il primo tratto è cambiato parecchio, prima di arrivare al faro hanno costruito terrazze giardino panoramiche, vialetti e parchi giochi. 


Intorno al faro molti ambulanti vendono souvenirs e manufatti di cuoio, una bimba con un cucciolo di asinello vende fotografie ai turisti.




Da qui si sale per superare il colle, lungo il ciglio della strada i ragazzi vendono tazze di corbezzoli e noccioline.
Salendo la vista è bellissima sulle spiagge, peccato che tutto il fianco della montagna sia carbonizzato da un incendio, la macchia e i pini che regnavano sono scheletri e il profumo inebriante è trasformato in lieve sentore di carbonella.



Un grande gregge di capre pascola sul pendio brucando non si sa cosa tra rocce e cenere, più a monte un gruppo di taglialegna ripulisce il terreno dai tronchi morti.
Fortunatamente l’area bruciata termina prima della grande pineta in cima al valico, i vecchi pini marittimi che formano un tetto di morbide verdi nuvole a coprire il terreno sono salvi. 



Mi arrampico fino alla cima dove sono piazzati i ripetitori, ai lati della strada aree pic nic e cartelli con cinghiali e scritte in arabo, qui il profumo dei pini è una delizia.
È ora di ritornare, in discesa mi sorpassa un anziano runner con i capelli da rasta, mi verrebbe voglia di seguirlo, non fosse che le scarpette minimal sul bordo ghiaioso della strada mi stanno surriscaldando i piedi.


Ormai sono a zonzo da quasi tre ore e 15 km, ci vuole un po’ d’acqua, bottiglietta in un chiosco e via.


Faccio sosta in spiaggia a leggere il libro che mi sto trascinando da ore e colgo l’occasione per esplorare un’estremità che non ho mai visto. 


Abbarbicato sulle rocce appena sopra la sabbia ciò che rimane di un, credo, villaggio turistico costruito nello stile di una casbah con una terrazza a sbalzo protetta da una balaustra a colonnine bianche che ospita la piscina. Peccato sia tutto in stato di abbandono.
Ornai sono fuori da ore, torno in campeggio a mangiare un boccone e a fare una doccia.
Il sole sta tramontando e sono all’ultimo atto della giornata, la cena sul mare, a provare nuovi piatti del ristorante.


La telefonata a casa chiude le attività, sono già svenuto sul materassino.

Oggi 20 km a piedi
Totale... il solito